Racconti

La sedia davanti alla porta

MAD ART

28 Settembre 2026

Vecchia sedia di legno impagliata sul marciapiede davanti a una porta, al tramonto

Ogni sera, quando il sole smetteva di battere sulla facciata, la signora Nunzia apriva la porta e portava fuori la sua sedia. Sempre la stessa: legno scuro, seduta impagliata, una gamba rinforzata con il fil di ferro.

La sistemava a mezzo metro dal muro, né troppo vicina né troppo lontana, e si sedeva con le mani in grembo. Da lì vedeva tutta la strada: il fornaio che chiudeva, i ragazzi che tornavano dal campetto, le finestre che si accendevano una dopo l’altra.

Nessuno ricordava quando avesse cominciato. Per i più giovani la sedia era sempre stata lì, come il lampione o la fontanella all’angolo.

«Non guardo niente di speciale», diceva a chi le chiedeva cosa facesse. «Guardo quello che c’è.»

D’estate le altre sedie arrivavano da sole. Una vicina, poi un’altra, poi qualcuno dal palazzo di fronte. Si parlava di tutto e di niente, finché le voci si abbassavano e restava solo il rumore delle cicale.

Strada stretta di paese alla sera con le finestre illuminate e una sedia vuota sul marciapiede
Una sedia impagliata sul marciapiede, all’ora in cui la strada si svuota.

Un inverno la sedia non uscì più. La porta restò chiusa per giorni, poi per settimane. Nessuno ne parlava, ma tutti, passando, rallentavano davanti a quel mezzo metro di marciapiede vuoto.

In primavera, una sera, qualcuno portò fuori una sedia. Non era la sua, e non era lei. Ma si mise a mezzo metro dal muro, né troppo vicina né troppo lontana, e restò a guardare quello che c’era.

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