C’è un momento, prima di premere il pulsante, in cui la fotografia su pellicola ti obbliga a fermarti. Non puoi controllare lo schermo, non puoi cancellare. Hai trentasei possibilità, e ognuna costa qualcosa.
È proprio questo limite a cambiare il modo di guardare. Con il digitale si scatta per poi scegliere; con la pellicola si sceglie prima, e poi si scatta.
Il tempo del ritratto
Nel ritratto questa lentezza diventa un dialogo. La persona davanti all’obiettivo sente che non stai raccogliendo cento varianti della stessa espressione, ma aspettando quella giusta. E di solito si rilassa.
Una foto su pellicola non si guarda subito: si aspetta. E nell’attesa impari cosa volevi davvero dire.

- una macchina fotografica a pellicola, anche usata, con esposimetro funzionante;
- un rullino in bianco e nero da 400 ISO, il più tollerante agli errori;
- un laboratorio di fiducia per sviluppo e scansioni;
- molta pazienza, soprattutto per il primo rullino
Imparare dagli errori
Il primo rullino arriva quasi sempre con qualche delusione: foto sottoesposte, un volto fuori fuoco, un dito davanti all’obiettivo. Ma ogni errore resta lì, stampato, e insegna più di cento scatti cancellati.
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